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"Senza ombra di dubbio, la più grande invenzione nella storia dell’umanità è la birra. Oh, certo, sicuramente anche la ruota è stata una gran bella invenzione, ma vi assicuro che la ruota non va altrettanto bene con la pizza"

- Anonimo -



Degustazione Brewdog Punk Ipa

Scopriamo insieme a BeerBrain una delle birre più amate al mondo, la Punk Ipa di Brewdog!
Guarda il video con la degustazione completa.

Degustazione 
Birra trappista

Scopriamo insieme a BeerBrain una delle birre trappiste più conosciute e apprezzate!
Guarda il video con la degustazione completa!

I 5 ERRORI PIU' DIFFUSI

La birra è una bevanda che non va mai servita ghiacciata e questo perché il freddo anestetizza le papille gustative ed impedisce di cogliere gli aromi ed i sapori che caratterizzano questa bevanda semmai, giova precisare, esiste una temperatura di servizio per ogni diverso tipo di birra.

Birra non fa rima con boccale, anzi il boccale è solo uno dei molteplici bicchieri che possono essere adoperati per servirla. Considerate che assaggiare la stessa birra in un bicchiere alto, dritto e stretto piuttosto che in un bicchiere a calice ci restituirà aromi e sapori diversi. Un modus operandi diffuso è utilizzare tazze congelate per servire birra, questo è quanto di più sbagliato possa esistere per quanto riguarda la corretta degustazione della birra perché non fa altro che aumentare la schiuma, bloccando gli aromi della birra.

La birra è una bevanda che richiede una conservazione attenta, una errata esposizione alla luce piuttosto che a fonti di calore può alterarne in maniera irreversibile le caratteristiche. Luce e calore non sono gli unici nemici della birra, l’aria è un altro nemico, la birra tende infatti ad ossidarsi per cui una volta aperta va consumata velocemente o al più va apposto un tappo sulla bottiglia aperta onde evitare che il processo di ossidazione possa iniziare.

La birra non deve invecchiare, ad eccezione delle birre Trappiste belghe e delle Barley wine britanniche che vengono lasciate maturare in bottiglia per un periodo che varia dai 2 ai 5 anni.

Quando apri una bottiglia di birra, sia che sei in compagnia dei tuoi amici, sia che sei da solo, non dimenticare che stai gustando un prodotto naturale, sapientemente lavorato.
Per questo keep calm and drink beer (slowly).

Birra in lattina o in vetro?

Quella tra la lattina e il vetro è una diatriba che va avanti da molto tempo e che ha visto la povera lattina troppe volte passare in secondo piano a causa di pregiudizi e fantasiose percezioni sulla sua (mancata) capacità di conservare bene la birra. Percezioni queste, in un primo momento motivate, ma oramai superate grazie ad una tecnologia che permette la conservazione del prodotto senza il contatto diretto con l’alluminio della lattina.

Ma quali sono le caratteristiche da confrontare per capire le differenze tra lattina e bottiglia?
Luce: c’è chi è portato a pensare che la lattina vinca in questo caso, ma evidentemente non considera le bottiglie di vetro scuro presenti sul mercato (ormai la maggioranza).

Ossidazione: il sigillo della lattina ne impedisce la rifermentazione, quindi vuol dire che conterrà tracce di ossigeno residuo. Nella bottiglia invece, questo processo avviene nella superficie vuota tra la birra e il tappo (il collo della bottiglia), permettendo lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica.

Calore: se è vero che la lattina si raffredda più velocemente del vetro, è anche vero che altrettanto velocemente si riscalda, sottoponendo la birra ad una serie di sbalzi termici che il vetro riesce ad evitare.

Peso, dimensioni e trasporto: la lattina presenta dei vantaggi non trascurabili per questi aspetti, mentre sulle qualità estetiche è la bottiglia a primeggiare, conferendo al prodotto un aspetto qualitativamente maggiore perché più elegante e offrendo migliori possibilità di personalizzazione di forma ed etichetta.

Nel confronto tra titani quindi le lattine si rivelano un’alternativa validissima, preferibile addirittura al vetro per diversi motivi. Lo sa bene l’elevato numero di birrifici statunitensi che ha già iniziato ad utilizzare il contenitore di latta, mentre l’Europa continua a preferire la tradizionale bottiglia (per ora).

Fonte: birramoriamoci

Perché si crea la schiuma?

La formazione di schiuma dipende essenzialmente dalla quantità di proteine contenute nella bevanda, l’orzo da cui viene tratto il malto è ricco di proteine di grandi dimensioni. Quando si arriva al processo di fermentazione, i batteri ne consumano una grande parte generando amminoacidi che, a loro volta, contribuiscono alla formazione della schiuma. Da specificare che anche la presenza di luppolo, contenente resine, favorisce la resistenza della membrana delle bolle.

Perchè tutto ciò non accede anche con lo champagne? La risposta è semplice, il mosto tratto dall’uva è poco proteico e non contiene resine.

Adesso quando sarete in compagnia dei vostri amici, con una bella e buona birra artigianale, potrete spiegargli da cosa “nasce” la schiuma.

Come produrre la birra artigianale?

Partiamo con la prima fase, la macinatura dei cereali. In questa prima fase i chicchi dei cereali vengono macinati ma non ridotti allo stato di farina ond’evitare complicazioni durante il processo di lavaggio e filtrazione.

La seconda fase consiste nella preparazione della miscela e nella saccarificazione. In sintesi al risultato della macinatura viene aggiunta acqua secondo le seguenti proporzioni ¼ macinato, ¾ acqua. Ad oggi esistono due tecniche di miscelazione del malto con l’acqua, la prima per infusione consiste nello scaldare il composto in maniera progressiva da 40° a 77° per attivare tutti gli enzimi del malto, la seconda per decozione prevede il recupero di una parte del mosto da utilizzare in seguito per la fermentazione.

Terza fase consiste nel trasferire la miscela nel tino di filtrazione in cui la parte liquida viene separata dalle trebbie. Scopo di questa fase è quello di dividere il mosto zuccherino dalle trebbie per renderlo ancora più limpido.

Quarta fase è la cottura. Si tratta di un passaggio fondamentale, la cottura consente di concentrare il mosto, favorire il potere amaricante del luppolo tramite l’aggiunta del luppolo (cd. luppolamento), sterilizzare il mosto, eliminare le sostanze indesiderate. Generalmente la cottura nella cd. caldaia di ebollizione ha una durata di 90 minuti ed avviene ad una temperatura di circa 100°C. Una volta raggiunta la concentrazione di zucchero desiderata (grado Plato) vengono eliminati tutti i sedimenti grazie alla decantazione del mosto nel whirlpool.

Al termine di questa fase il mosto viene trasferito tramite scambiatori di calore nel tank di fermentazione nel quale riceve il lievito, ingrediente fondamentale per l’attivazione di questa fase.

Quinta fase è la fermentazione. Sono due le fasi che la compongono: la fermentazione primaria e la fermentazione secondaria. Durante la fermentazione primaria viene prima attivata la proliferazione dei lieviti e poi viene favorita la trasformazione degli zuccheri in alcool ed anidride carbonica. Questo processo può avvenire a due temperature differenti, parliamo di alta fermentazione che ha una durata di circa una settimana ed avviene a temperatura di 15°-25°C e la bassa fermentazione che ha una durata di tre-quattro settimana ad una temperatura di 6°-10°C. Terminata la fermentazione primaria, la birra viene trasferita nel tank di maturazione dove ha inizio la fermentazione secondaria, che in genere dura quattro-sei settimane.
Si tratta di un passaggio critico perché la birra viene portata ad una temperatura di 2°-4°C ed in questa fase acquisisce l’aroma, il gusto e la gasatura che la contraddistingueranno. In seguito per alcune particolari tipologie di birra si può procedere alla rifermentazione in bottiglia o in fusto.

AD OGNI BIRRA IL SUO BICCHIERE

Scopri il bicchiere più adatto per ogni birra

Mobirise

CALICE A
TULIPANO BASSO

Le birre più difficili preferiscono questo bicchiere. Mentre la forma permette al calore delle mani di scaldarlo, la struttura esalta sapori e aromi della birra.
Perfetto per: Strong Ale / Doppelbock / Quadrupel / Imperial IPA / Strong Dark Ale / Double IPA / Imperial Stout / Barleywine

Mobirise

CALICE A
TULIPANO GRANDE

Un bicchiere che, grazie alla sua forma, esalta gli aromi del prodotto e permette di far percepire al meglio il dolce sulla punta della lingua.
 
Perfetto per: Tripel / Red Ale / Saison / Kriek / Lambic

Mobirise

PINTA
NONICK

La struttura facilita la presa per questo classico bicchiere da birra inglese. Ovviamente la forma penalizza la resa degli aromi.
 
Perfetto per: Pale Ale / Stout / India Pale Ale / Bitter / Brown Ale / Porter / American Pale Ale 

Mobirise

PINTA
SHAKER

Questo è il bicchiere delle birre facili, tipicamente utilizzato dagli Yankees. Anche questa pinta penalizza gli aromi della birra.
 
Perfetto per: Lager Americane / Strong Lager / Red Ale / Ale Americane in genere / American Pale Ale

Mobirise

PINTA
IRLANDESE

La tipica pinta irlandese, adatta ai sorsi. La struttura permette di mantenere fresca la birra grazie ad uno scambio ridotto di calore tra la mano ed il bicchiere stesso. Gli aromi sono però penalizzati dalla bocca larga.
 
Perfetto per: Scottish Ale / Stout

Mobirise

BICCHIERE DA
WEISSBIER

Pensato per le Weissbier tedesche, ha una forma svasata che crea dei “microvortici” ogni volta che viene inclinato, permettendo così la risalita di aromi e note profumate.
 
Perfetto per: Weiss

Mobirise

BICCHIERE
JELLY

Usato in Francia viene solitamente associato alle Birre Blanche ma si presta anche a facili bevute di Lager o Pilsner.
 
Perfetto per: Blanche / Gueze-Lambicù

Mobirise

BICCHIERE PER
PILSNER

La forma di questo bicchiere consente di mantenere la schiuma e far arrivare i profumi della birra immediatamente al naso. E’ il bicchiere utilizzato per le Pils.
 
Perfetto per: Pilsner / Kölsch / Steam

Mobirise

COPPA
POKAL

Utilizzato quasi esclusivamente per la Bock, permette contemporaneamente di mantenere intatta la schiuma e far percepire gli aromi.
 
Perfetto per: Bock

Mobirise

BOCCALE CON MANICO

Il classico delle alle Birre tedesche, grazie all’impugnatura che permette di non riscaldare la birra. Adatto ai “Prosit!” più energici vista la resistenza del vetro.
 
Perfetto per: Münchener - Helles / Lager / Märzen – Oktoberfest / Dunkel / Schwarzbier / Vienna

Gli stili della birra artigianale

Il primo stile che andiamo a presentare prende il nome di Alt. Si tratta di una birra tipica dell’area di Dusseldorf dal basso grado alcolico, dal colore ambrato e con un aroma ricco che accompagna il gusto maltato di questa birra.

Il secondo stile è la Weisse o Weizen. Si tratta, forse, della birra ad alta fermentazione più nota. La sua ricetta prevede l’utilizzo di malto d’orzo e di frumento e il particolare tipo di lievito utilizzato conferisce a questa birra un aroma fruttato di banana matura e speziato. È una birra fresca e dissettante, frizzante e poco amara. Ovviamente ne esistono molteplici varianti per sapore, aroma e grado alcolico.

Il terzo stile è indicato con il termine Ale. Anche in questo caso siamo di fronte ad una tipologia di birra molto diffusa soprattutto nei paesi anglosassoni. Caratteristica di questo stile, che indica in genere le birre ad alta fermentazione, è quello di presentare numerose tipologie. Proviamo a riassumere di seguito i principali: Mild Ale, birre dal basso grado alcolico, di colore scuro e gusto di caramello; Bitter Ale, birre amare ottenute con luppoli coltivati nel Regno Unito, si caratterizzano per il gusto fruttato; Pale Ale, birre dal grado alcolico non elevato, dal gusto secco caratterizzate dalla presenza forte del luppolo; India Pale Ale, in sintesi si tratta di Pale Ale con una maggiore componente alcolica e con una maggiore presenza del luppolo, caratteristiche necessarie per consentire a queste birre di preservarsi durante il viaggi verso le colonie, di qui il nome India Pale Ale; Brown Ale, birra scura e dalle note dolci del caramello e della nocciola ben presenti; Scotch Ale, in genere sono birre decisamente dolci con un grado alcolico elevato; Old Ale, birre adatte all’invecchiamento, molto forti, scure e fruttate.

Non dimentichiamo le Barley Wine, che si caratterizzano per il grado alcolico elevato e per le note olfattive e gustative così forti da essere considerate tra le birre più forti del mondo.

Quinto stile che presentiamo sono le Porter. Si tratta di birre scure, poco strutturate e molto beverine che si caratterizzano per le note di caffè e di frutta secca.

Accanto alle Weisse ed alle Ale l’altro stile tipico delle birre ad alta fermentazione sono le Stout. Anche in questo caso, come per le Ale, ne esistono diverse tipologie: Irish Dry Stout, birre quasi nere, molto amare e dalle note di caffè e liquirizia, la più comune è la Guinness, ma ne esistono anche versioni alternative con un grado alcolico più elevato; Sweet Stout, birre scure il cui sapore è addolcito con l’aggiunta di lattosio; Oatmeal Stout, prodotte con farina di avena; Imperial Stout, devono il nome al fatto di essere molto apprezzate dagli zar e si caratterizzano per un elevato grado alcolico, per note fruttate ed una forte presenza del luppolo; Chocolare e Coffee Stout, molto diffuse negli Stati Uniti, si caratterizzano per il sapore ed i profumi di cioccolato e caffè.

Particolare tipologia di birra ad alta fermentazione è la Biere Blanche. Si tratta di una birra dal grado alcolico non elevata, prodotta con orzo, frumento e talvolta avena, la cui caratteristica è quella di essere speziata con l’aggiunta di curacao e coriandolo. È una birra che non viene filtrata e pastorizzata e per questo ha un aspetto opaco quando viene versata nel bicchiere.

Le Saison sono birre che in origine si presentavano leggere e dissetanti e la cui produzione era, come suggerito dal nome, stagionale. Oggi sono invece birre con un grado alcolico più elevato e per lo più disponibili tutto l’anno. Sono poche le produzioni che conservano i caratteri originali di questa birra, ovvero la secchezza lieve ed acidula.

Il primo stile a bassa fermentazione e forse quello più importante prende il nome di Pils o Pilsner che deve il suo nome alla città ceca di Plzen dove questa particolare tipologia di birra, le cui peculiarità erano l’acqua povera di sali minerali e le qualità aromatiche del luppolo coltivato nella vicina città di Saaz, prese vita nel 1842. Oggi ne esistono quattro tipologie diverse: la boema (colore dorato, amaro ben presente e morbide note di malto), la tedesca-austriaca (più secca di quella boema e con una maggiore forza della componente amara del luppolo), la belga e la danese (in assoluto la più chiara, la meno corposa e la meno amara).

Il secondo stile a bassa fermentazione che andiamo a presentare prende il nome di Bock, termine che in tedesco significa caprone, animale che ritroviamo in molte etichette. Si tratta in genere di birre con un corpo strutturato e persistente, con una gradazione alcolica elevata (ndr. >6,5% alc. vol.) e che al palato evidenziano note di miele e di fiori. La produzione di questa birra avviene per lo più in Germania ma si segnalano alcune produzioni anche nella vicina Olanda.

Altra particolare tipologia di birra è la Marzen. Il nome indica come si tratti di una birra tedesca che in origine veniva prodotta nel mese di marzo per essere poi conservata al fresco in grotte ed essere infine consumata nel periodo autunnale. Scopo di questa produzione era ovviare alle difficoltà di conservazione della birra nei periodi più caldi dell’anno. In linea generale sono birre dal colore ambrato, molto beverine con un aroma tostato ben presente.

La Munchner è una tipologia di birra tipica della città di Monaco di Baviera. Ne esistono di due tipi differenti, la tradizionale dunkel scura e dolce e la dorata hell caratterizzata dalla dominanza del malto.

La Dortmunder è una birra tipica della città di Dortmund apprezzata soprattutto al di fuori dei confini tedeschi di qui il suo nome alternativo Export.

La Rauchbier è una birra che si caratterizza per i suo aroma affumicato ottenuto tostando il malto con il fumo prodotto dalla combustione del legno di faggio.

La Vienna si riferisce ad uno stile tipico della città austriaca. Si tratta di una birra prodotta utilizzando malto locale, dal colore rosso-ambrato e dal sapore biscottato.

Le Dry sono, invece, birre dal tipico gusto secco ottenuto prolungando le fasi di saccarificazione. Generalmente è uno stile caratteristico delle birre giapponesi.

Le Ice individuano birre di ispirazione canadese, il cui nome si deve alla pratica di congelare il mosto a fine stagionatura per poi, successivamente, filtrarlo. Sono in genere birre molto pulite e leggere.

La Steam Beer è uno stile americano che caratterizza una birra ottenuta combinando lieviti di bassa fermentazione con alte temperature. Il risultato è una birra dal colore ramato e da un olfatto tipico delle Ale.

Menzione a parte nella presentazione delle birre ad alta fermentazione lo meritano le birre trappiste e d’abbazia. Partiamo con le prime. Come anticipato, durante l’Alto Medioevo i monasteri hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione delle tecniche di birrificazione. In Italia possiamo citare l’Abbazia di Montecassino dove la produzione di birra si fa risalire al VI sec. ai tempi di San Benedetto da Norcia, ma non va dimenticato l’apporto dei monaci dell’Abbazia di San Gallo i quali nell’VIII sec. riuscirono ad ottenere diversi tipi di mosto durante una singola cotta, producendo così diverse tipologie di birra. Va detto che per vicissitudini storiche varie, la produzione di birra da parte dei monasteri conobbe un sostanziale arresto fino al XVIII sec. per riprendere solo in seguito ed arrestarsi quasi del tutto nel XX sec.. Oggi gli unici monasteri attivi nella produzione di birra sono quelli dei padri trappisti, depositari della cultura e di uno stile di produzione di birra del tutto particolare ed unico ed al momento sono solo sei i monasteri attivi. Le caratteristiche principali di queste birre, seppur sia un “peccato” sintetizzarle in così poche righe, sono la rifermentazione in bottiglia, l’elevato grado alcolico, il colore in genere scuro e la ricca intensità olfattiva e gustativa.

Più difficile è circoscrivere le birre d’abbazia, infatti poche di queste hanno un riferimento o una relazione con un monastero. Va precisato che la maggioranza delle birre d’abbazia sono prodotte da aziende laiche, alcune di queste producono, su licenza ottenuta dalle stesse abbazie, birre secondo le antiche ricette dei frati o a loro imitazione, altre producono birre anche di grande valore ed importanza riportando banalmente un effige o un nome di chiaro riferimento monastico pur non avendo alcun rapporto con questa realtà.

Come si serve la birra artigianale?

LA TEMPERATURA

Questo è forse l’errore più comune quando si serve una birra artigianale, un errore in grado di rovinare la degustazione sin dal primo sorso.

In generale una birra artigianale può essere servita ad una temperatura che va da 3° a 18°, a seconda dello stile, del colore e del grado alcolico. Possiamo individuare i seguenti concetti di base:

– le birre leggere vanno servite più fredde di quelle forti

– le birre chiare vanno servite più fredde di quelle scure

– le birre a bassa fermentazione vanno servite più fredde di quelle ad alta fermentazione

Scendendo più nel dettaglio, a seconda degli stili valgono le seguenti temperature di servizio:

Lager leggere e Pilsner: fra i 3°C e i 6°C

Weizen, Belgian Ale e Lambic: fra i 4°C e gli 8°C

Lager scure, IPA, APA e Tripel: fra i 6°C e i 10°C

Strong Lager, Stout, Porter e Dubbel: dai 10°C in SU

Si tratta di una classificazione che vale in linea generale, dal momento che ogni birra ha una sua temperatura ottimale di servizio.

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